Due grafie, ognuna al suo posto
Il gallurese si scrive da secoli, e ogni epoca e ogni autore lo hanno scritto a modo loro. Gallura.net tiene insieme due esigenze: rispettare chi ha scritto e permettere di ritrovare una parola.
- Nelle Voci ogni opera si legge nella grafia della sua fonte. Non correggiamo gli autori: un testo del 1854 resta come è stato stampato nel 1854.
- Nel dizionario il lemma segue lo Standard ortografico del gallurese del 2024, curato da Simone Pisano e adottato dalla Regione Sardegna (allegato 5 alla delibera della Giunta 11/11 del 30 aprile 2024). Accanto al lemma restano le grafie delle fonti, ciascuna con il suo testimone.
Così chi cerca aggja trova anche agghja, scritta da un autore nella grafia del suo tempo. Nel dizionario la forma ricostruita dalla redazione porta l’etichetta «grafia 2024»; quella copiata da un libro porta «grafia della fonte». Su quasi 18.000 forme, circa una su dieci è editoriale: tutte le altre sono copiate dalle fonti così come sono.
Le regole dello standard che applichiamo
Queste sono le regole che hanno cambiato più lemmi. Il numero di pagina rimanda allo standard del 2024.
| La regola | Si scrive | Invece di |
|---|---|---|
| cj e gj per i suoni palatali (pp. 12–13) | cjai, gjanna, òccji | chjai, ghjanna, occhj |
| dopo cj e gj la i si scrive (p. 13) | fuggjì, leggì | fuggj’, ligghj’ |
| dd, senza h (p. 12) | fratéddu, beddu | fratéddhu, beddhu |
| c, mai q (p. 12) | cuasi, cualtu | quasi, qualtu |
| z e zz, senza segni per la sonora (p. 13) | razzu, zappa, vìziu | — |
| nessuna h nelle forme di aé (§2.3) | à, ai, ani; M’ai a dì | ha, hai; M’hai a dì |
Una sola eccezione territoriale: per le parole di La Maddalena lo standard ammette chj e ghj.
Gli accenti
Lo standard (pp. 10–11) chiede l’accento sulla vocale finale degli infiniti, tranne esse: fà, bì, vulé. La à ha sempre l’accento grave; é e ó segnano le vocali chiuse, è e ò quelle aperte. Alcuni accenti distinguono due parole: è ed e, dì e di, sì e si. I monosillabi atoni non lo portano: gja, ne.
Dove lo standard lascia l’accento facoltativo, la sua assenza non è un errore: aìa e aia sono la stessa forma di aé. Un accento scritto, invece, non si cambia: una é non diventa è, una ó non diventa ò.
L’apostrofo e le parole accorciate
Il gallurese perde spesso il primo suono di una parola dopo un’altra: lu ’entu, lu ’inu. Lo standard (§2.4, pp. 16–17) segna la caduta con l’apostrofo, e il dizionario raccoglie la forma accorciata sotto la parola intera: ’entu sotto ventu, ’inu sotto vinu, ’ndrentu sotto indrentu. Quando nessuna fonte stampa la forma intera, il lemma è segnalato come editoriale.
I nomi propri non perdono il primo suono: si scrive pa’ Visibédda, non pa’ ’Isibédda. L’apostrofo è sempre lo stesso segno, ’, anche all’inizio di una parola.
Allo stesso modo, quando nei testi si legge l’, d’ o m’, le Voci riconoscono lu, la, li, di, mi e così via. Non serve aggiungere al dizionario ogni forma elisa perché il lettore la ritrovi.
Una parola, una voce
Una parola ha una voce sola, qualunque sia il numero di grafie con cui è stata scritta. Sotto gjésgia («chiesa») oggi stanno una dozzina di scritture diverse: ghjesgia, gjescia, gesgia, jescia, ghjeshja, la forma occidentale gésgia e altre ancora. Anche mani e manu («mano») sono una parola sola.
Riunire non vuol dire confondere. Restano voci distinte le parole che si scrivono quasi uguali ma sono diverse:
- chi («che») e chì («perché»), come chiede lo standard;
- manu «mano» e manu «alba», due parole con la stessa grafia;
- sonni («sonno») e sònnii («sogni»).
Per le doppie (poeta o poetta?) seguiamo lo standard e i dizionari di riferimento, non la frequenza nei testi.
Che cosa non facciamo
- Non indoviniamo la pronuncia. Una grafia all’italiana come aghiu non viene riscritta in aggju se la fonte non permette di sapere come si pronunciava.
- Non scegliamo una variante del paese. focu e fogu sono entrambe giuste: lo spiega la pagina Un gallurese, più voci.
- Non inventiamo forme. Il dizionario mostra le coniugazioni documentate. L’unica tabella costruita, il futuro con aé a (aggju a dì), è dichiarata come tale: «forme costruite, non citazioni».
Ancora da decidere
Alcune famiglie aspettano una prova più solida prima di essere riunite o separate, per esempio boci e bozi, capu e cabbu, mamentu e mammentu. Restano separate finché una fonte o un parlante non permetterà di decidere.