La ricerca

Le decisioni

Il registro delle scelte prese costruendo il dizionario e le Voci, ciascuna con il suo motivo.

Costruire un dizionario vuol dire scegliere di continuo. Qui annotiamo le scelte che cambiano ciò che si legge sul sito, ciascuna con il suo motivo.

I testi

Le opere restano dei loro autori
Ripubblichiamo le opere che riusciamo a trovare, sempre con il nome dell’autore, del traduttore e della fonte. Una traduzione italiana preparata da Gallura.net porta il nostro nome, così non si confonde con una traduzione pubblicata. Fonti e diritti
Gli autori restano come hanno scritto
Nei testi la grafia della fonte non si corregge. Il dizionario collega la grafia dell’autore alla forma dello standard, senza sostituirla.
Ogni versione di un’opera ha la sua pagina
Quando un testo è stato ripubblicato con cambiamenti veri, ogni versione si legge per conto suo e la pagina dell’opera le collega tutte. Lu tempu di Gavino Pes (Don Baignu) si legge nell’edizione di Pischedda del 1854, nell’antologia curata da Tola nel 2006 e nella versione del corso di Rubattu. È una versione a sé un testo adattato, per esempio dal gallurese occidentale alla grafia comune. Le traduzioni italiane di uno stesso testo gallurese, invece, sono una sola opera: chi legge sceglie la traduzione. Una ristampa identica parola per parola, invece, non è una nuova versione: l’opera resta una sola e la ristampa si aggiunge alle sue fonti.
Le parti di un’opera
Un’opera pubblicata a puntate compare una volta sola negli elenchi, con i collegamenti alle sue parti: 1 · 2 · 3 · 4. La sua pagina elenca le parti al posto del testo; se alcune parti non sono disponibili separatamente, il testo completo resta sotto l’elenco, perché nulla vada perso.
La data di un’opera
Se l’unica data di un’opera è quella di un’antologia o di una ristampa uscita dopo la vita dell’autore, o dopo il periodo indicato dalla fonte, l’opera è datata con quel periodo: le poesie di Michele Andrea Tortu portano 1834–1888, non l’anno dell’antologia che le ha raccolte. Una data scritta dall’autore vale sempre, e l’edizione resta citata tra le fonti.

Il dizionario

Una fonte per ogni parola
Ogni forma e ogni significato del dizionario rimandano a una fonte, con il passo e la grafia originale. Una traduzione italiana uguale non basta a dire che due parole sono la stessa.
La grafia del 2024 nei lemmi
I lemmi seguono lo standard ortografico: cj e gj, dd senza h, c al posto di q, gli accenti, l’apostrofo. Le grafie delle fonti restano accanto ai lemmi. Come scriviamo le parole
Le grafie della stessa parola in una voce sola
Le diverse scritture di una parola stanno sotto la stessa voce: per esempio quelle di gjésgia («chiesa») e di manu («mano»). Le parole uguali nella forma ma diverse nel senso restano separate, come manu «alba». Come scriviamo le parole
Il suono della frase non è una forma
Alcune fonti scrivono la parola come suona nella frase: Bottiglioni, nel 1922, scrive a ccasa, è tturràtu, con il raddoppiamento che si sente dopo a ed è. Lo standard non scrive questi cambiamenti, così come scrive lu cori e non lu gori. Il dizionario non li mostra come forme, ma un testo scritto così rimanda comunque alla parola giusta, qui casa. Lo stesso vale per i refusi.
Un significato una volta sola
Lo stesso senso registrato da più testi compare una volta, con tutte le sue fonti.
Le forme di una persona nella stessa riga
Quando le fonti danno più forme per la stessa persona di un tempo, le tabelle dei verbi le mostrano insieme: noi aemu, anche aemmu. Viene prima la forma attestata da più fonti.
Il futuro: aggju a dì e diciaraggju
Il gallurese esprime il futuro in due modi. Nel parlato, soprattutto a ovest, prevale aé a con l’infinito: aggju a dì, aemu a vinì. Nella scrittura è frequente anche la forma in una parola: saraggju, faraggju. Sono entrambe gallurese. Negli esercizi mostriamo per prima la forma con aé a, che il sillabo regionale per il livello C1 indica come costruzione del futuro, e accettiamo anche l’altra.
Il futuro in una parola solo se documentato
La forma in una parola non si ricava con sicurezza da una regola: i verbi in -à la formano in modo regolare, ma negli altri la radice può cambiare, come in intindì, che fa intendaraggju. Per questo il dizionario mostra il futuro in una parola solo quando una fonte lo attesta. La tabella del futuro con aé a, che si costruisce sempre allo stesso modo, è l’unica tabella costruita, ed è dichiarata come tale.

Le varietà e il lettore

Le varianti occidentali non sono errori
Forme come fogu, occi e gésgia sono gallurese quanto focu, òccji e gjésgia. Il dizionario e le Voci le riconoscono come varianti, mai come sbagli. Un gallurese, più voci
Il lettore delle Voci dice quando interpreta
Se una parola non è nel dizionario così come è scritta, le Voci possono riconoscerne il tempo e la persona dalla terminazione, ma lo dicono. Quando una lettura è doppia, come andà e andani, le mostrano entrambe.
Domande ai parlanti solo su parole documentate
Ai parlanti chiediamo conferma di parole e significati che compaiono in un testo o in un dizionario, non di ricordi incerti. Ogni risposta si registra con il paese di chi risponde e non viene estesa a tutta la Gallura.

In sospeso

  • La pronuncia. Il dizionario non indica ancora come si pronuncia una parola. Quando lo farà, userà sillabe semplici con l’accento segnato, non l’alfabeto fonetico.
  • Le varianti occidentali nei testi orientali. Oggi le Voci accettano le forme occidentali in qualunque testo. Se convenga riconoscerle solo nei testi dei paesi occidentali è una domanda per i linguisti.
  • Le grafie ancora separate. Una quindicina di famiglie, come boci e bozi, aspettano una prova prima di essere riunite.